Abbiamo avuto scosse di assestamento ed altre ne avremo. L'importante sarà non perdere l'appiglio alla zattera, e la volontà di non lasciarsi sommergere dai neri flutti delle condizioni esterne, francamente avverse.
Mi chiedo se il nostro bene immenso basti. Tu credi che sia così oppure, come me, nel buio e nel silenzio della notte ti fai ghermire da mille dubbi e pensieri molesti?
Ho voluto rivedere le foto del tuo bimbo. Adesso mi fanno meno male: ho accettato l'idea e mi dico che non ami sua madre, ma ami me.
Sia chiaro: la cosa che più vorrei al mondo sarebbe starti accanto, ma non mi metterò mai fra te e le persone alle quali sei comunque legato.
Ogni bambino ha bisogno dei suoi genitori, e deve bastarmi l'esempio di mio figlio, cresciuto in una famiglia scoppiata.
Non voglio che bambino alcuno soffra quello che lui ha sofferto. Non a causa mia.
Poi, come si dice, non mettiamo limiti "alla Provvidenza", anche se ho la presunzione di sapere come andrà a finire. Sai che cosa mi consola? Che non durerò tanto.
mercoledì 30 novembre 2011
Di grandi delusioni, di piccoli uomini (7 marzo 2008)
Niente da dire, niente che vada oltre il detto e ridetto. Niente di nuovo. Mi lasci, mi prendi, mi rilasci e mi riprendi. Sono una pallina di gomma e tu la mano che la scaraventa per terra, e la guarda rimbalzare quasi con una punta di sadismo. I miei errori li ho sempre pagati e continuo a farlo, i tuoi si son vestiti d'ineluttabilità e di doveri familiari.
Ma che palle, lasciamelo dire. Se fossi un'altra, quell'altra che sonnecchia, da qualche parte, dentro di me, ti assesterei un metaforico calcio nel sedere, e proseguirei, dritta, per la mia strada, dopo essermi scrollata un po' di polvere di dosso. Ma l'altra è in coma, a quanto pare, e per adesso non mi rimane altro che fare i conti con la "me" più debole e buona, quella che continua a dare a tutti un'altra possibilità.
Ma verrà il giorno in cui sarò finalmente stanca. E allora sarà festa.
Ma che palle, lasciamelo dire. Se fossi un'altra, quell'altra che sonnecchia, da qualche parte, dentro di me, ti assesterei un metaforico calcio nel sedere, e proseguirei, dritta, per la mia strada, dopo essermi scrollata un po' di polvere di dosso. Ma l'altra è in coma, a quanto pare, e per adesso non mi rimane altro che fare i conti con la "me" più debole e buona, quella che continua a dare a tutti un'altra possibilità.
Ma verrà il giorno in cui sarò finalmente stanca. E allora sarà festa.
Atmosfere rarefatte, all'alba di un giorno come gli altri (29 febbraio 2008)
Ho delle idee fisse. Magari sbagliate, ma sono i pensieri che, quando non diventano rovelli, mi danno una spinta ad andare avanti, ad alzarmi, al mattino. A volte perfino a fissarmi nello specchio, dicendo a me stessa che ho sbagliato tutto, e che sto continuando a farlo.
Ho ricevuto male, e male voglio rendere. Anche se quello avuto non è stato volontario. Anche se.
Devo tirarmi fuori da una palude senza senso che mi sta tirando sempre più giù. Lontano, via dal suo viso e dal ricordo di qualcosa che, in fondo, non ha più ragione di esistere. Anche perchè non esiste più, se non come simulacro di quello che è stato.
Non mi basta. Non voglio più vivere di briciole o ricordi. Non accetto un ruolo da comprimaria, peggio, da comparsa. Sono primadonna, e tale tornerò ad essere. Di sicuro altrove. Di sicuro con un altro. Al peggio da sola.
Ma non con lui, a nutrirmi di quello che, normalmente, si lascia sui davanzali, per i piccioni.
Non merito questo.
Ho ricevuto male, e male voglio rendere. Anche se quello avuto non è stato volontario. Anche se.
Devo tirarmi fuori da una palude senza senso che mi sta tirando sempre più giù. Lontano, via dal suo viso e dal ricordo di qualcosa che, in fondo, non ha più ragione di esistere. Anche perchè non esiste più, se non come simulacro di quello che è stato.
Non mi basta. Non voglio più vivere di briciole o ricordi. Non accetto un ruolo da comprimaria, peggio, da comparsa. Sono primadonna, e tale tornerò ad essere. Di sicuro altrove. Di sicuro con un altro. Al peggio da sola.
Ma non con lui, a nutrirmi di quello che, normalmente, si lascia sui davanzali, per i piccioni.
Non merito questo.
La luce bianca della luna sul volto di una borderline (22 febbraio 2008)
La luna incomincia a calare. Come il mese scorso. Come sempre. Qualcuno ha detto che il mio amore è una forma di ossessione. E il terrore folle di perdere lui per sempre, aggiungo io. Altrimenti che borderline sarei?
Tutti i giorni, e tutte le notti, quasi sempre insonni, faccio i conti con questo sentimento che mi frulla l'anima e la riduce in poltiglia.
Prendo il telecomando: mi trovo faccia a faccia con Gabriele La Porta.
Spengo e torno alla tastiera: meglio un po' di buona musica in sottofondo, almeno finchè decido di rimanere qui, a gironzolare per blog e siti vari.
Se, almeno, potessi chiudere gli occhi e riaprirli domattina, senza interruzioni o incubi, sarei già moderatamente paga.
Tutti i giorni, e tutte le notti, quasi sempre insonni, faccio i conti con questo sentimento che mi frulla l'anima e la riduce in poltiglia.
Prendo il telecomando: mi trovo faccia a faccia con Gabriele La Porta.
Spengo e torno alla tastiera: meglio un po' di buona musica in sottofondo, almeno finchè decido di rimanere qui, a gironzolare per blog e siti vari.
Se, almeno, potessi chiudere gli occhi e riaprirli domattina, senza interruzioni o incubi, sarei già moderatamente paga.
Eutanasia di un amore? (20 febbraio 2008)
Il nostro amore è un malato terminale, ma non un malato di quelli che si conoscono poco e per i quali, tuttavia, si prova tanto dispiacere.
Il nostro amore è un moribondo carissimo che vorremmo far sopravvivere, alimentare, curare nonostante sappiamo che non ci sono speranze.
Anche lui, l'Amore, divenuto ormai soggetto corporeo, soffre le pene dell'inferno e sa che non durerà ancora a lungo.
Ma non vuole morire.
Soffre e, in silenzio, spera che un miracolo lo tenga in vita, che lo salvi, che gli restituisca anni di vita dignitosa, magari serena.
Sa che, morto lui, noi ci disperderemo lungo strade tracciate per noi da un Dio malevolo e bizzarro, in direzioni opposte.
Si potrebbe tentare una cura estrema e, forse, efficace, ma questa cura comporterebbe il sacrificio di altre vite.
Che fare?
Lasciarlo morire disperato o, con coraggio, somministrargli una dose letale di morfina?
Il nostro amore è un moribondo carissimo che vorremmo far sopravvivere, alimentare, curare nonostante sappiamo che non ci sono speranze.
Anche lui, l'Amore, divenuto ormai soggetto corporeo, soffre le pene dell'inferno e sa che non durerà ancora a lungo.
Ma non vuole morire.
Soffre e, in silenzio, spera che un miracolo lo tenga in vita, che lo salvi, che gli restituisca anni di vita dignitosa, magari serena.
Sa che, morto lui, noi ci disperderemo lungo strade tracciate per noi da un Dio malevolo e bizzarro, in direzioni opposte.
Si potrebbe tentare una cura estrema e, forse, efficace, ma questa cura comporterebbe il sacrificio di altre vite.
Che fare?
Lasciarlo morire disperato o, con coraggio, somministrargli una dose letale di morfina?
Theresa la ladra (17 febbraio 2008)
Bisognerebbe riuscire ad entrarci, in una mente malata. Almeno per farsi un giro, o cambiare aria. Oppure in una vita sbagliata, per provare a capire in quale momento il treno iniziò a deragliare.
E' che alle perversioni non c'è mai limite. Puoi tenerle a bada per anni, buttarle fuori della porta a calci. Torneranno. Prima o poi te le ritroverai impigliate fra i capelli, infilate nelle narici e in ogni altro orifizio, spalmate sul viso con la crema antietà.
Io e la gemella sana. Anni di botte da orbi. Poi la separazione. Consensuale.
Cosa mi spinge a voler guardare negli occhi la donna che usa la tua stessa forchetta (volendo), la responsabile del profumo delle tue camicie e la fattrice di quel pupo biondo che pare Gesù Bambino? Quale oscena devianza mentale mi fa tenere gli occhi fissi su te e lei insieme, stesse iridi chiare, stessi sorrisi di circostanza, ma vicinivicini?
Dovrei odiarla? Invece umanamente la comprendo, e la guardo, la guardo, la fisso con i miei occhiacci scuri nelle sue iridi da fata buona e penso che posso farle male davvero, portarle via tutto quello che ha. Potrei. Se volessi. E vorrei tanto. Ma non posso.
Nemmeno una fottutissima macumba, un rito voodoo con un'esplosione di spilli, di quelli carini, con le capocchie colorate. Quelli che ho conficcati nel cuore senza che nessuno sappia quanto sangue sto buttando via, insieme a brandelli di anima.
E' che alle perversioni non c'è mai limite. Puoi tenerle a bada per anni, buttarle fuori della porta a calci. Torneranno. Prima o poi te le ritroverai impigliate fra i capelli, infilate nelle narici e in ogni altro orifizio, spalmate sul viso con la crema antietà.
Io e la gemella sana. Anni di botte da orbi. Poi la separazione. Consensuale.
Cosa mi spinge a voler guardare negli occhi la donna che usa la tua stessa forchetta (volendo), la responsabile del profumo delle tue camicie e la fattrice di quel pupo biondo che pare Gesù Bambino? Quale oscena devianza mentale mi fa tenere gli occhi fissi su te e lei insieme, stesse iridi chiare, stessi sorrisi di circostanza, ma vicinivicini?
Dovrei odiarla? Invece umanamente la comprendo, e la guardo, la guardo, la fisso con i miei occhiacci scuri nelle sue iridi da fata buona e penso che posso farle male davvero, portarle via tutto quello che ha. Potrei. Se volessi. E vorrei tanto. Ma non posso.
Nemmeno una fottutissima macumba, un rito voodoo con un'esplosione di spilli, di quelli carini, con le capocchie colorate. Quelli che ho conficcati nel cuore senza che nessuno sappia quanto sangue sto buttando via, insieme a brandelli di anima.
L'amore ai tempi della dermatite atopica (15 febbraio 2008)
Non posso avere il controllo di tutto quello che vorrei.
Ho assimilato il concetto in tempi relativamente recenti, dopo l'ennesima randellata sul muso.
Se provo amore, e bianco su nero è più incisivo che nero su bianco, devo, DEVO lasciare che la parte corrisposta di questo sentimento camuffato da ossessione possa fluire in libertà, senza vincoli o costrizioni.
E' un arduo esercizio di autocontrollo: virtù, questa, che una volta non mi apparteneva.
Cosa ho da darti? Direi "la vita", se le parole non risuonassero eccessive e retoriche.
Eppure so che è così, so che oggi ho capito molte cose, so, finalmente, di essere pronta a lottare per te.
Peccato che adesso ogni sforzo sia inutile: hai scelto, ed io sono fuori.
You've choosen, You've had.
Puoi volermi vedere aleggiare intorno alla tua casa come una farfalla, o un ectoplasma.
Intorno alla tua casa piena di amore formale. Ma non mi permetteresti di entrare a profanare il Tempio, nè io lo vorrei mai.
So di essere un mondo a parte.
Ho assimilato il concetto in tempi relativamente recenti, dopo l'ennesima randellata sul muso.
Se provo amore, e bianco su nero è più incisivo che nero su bianco, devo, DEVO lasciare che la parte corrisposta di questo sentimento camuffato da ossessione possa fluire in libertà, senza vincoli o costrizioni.
E' un arduo esercizio di autocontrollo: virtù, questa, che una volta non mi apparteneva.
Cosa ho da darti? Direi "la vita", se le parole non risuonassero eccessive e retoriche.
Eppure so che è così, so che oggi ho capito molte cose, so, finalmente, di essere pronta a lottare per te.
Peccato che adesso ogni sforzo sia inutile: hai scelto, ed io sono fuori.
You've choosen, You've had.
Puoi volermi vedere aleggiare intorno alla tua casa come una farfalla, o un ectoplasma.
Intorno alla tua casa piena di amore formale. Ma non mi permetteresti di entrare a profanare il Tempio, nè io lo vorrei mai.
So di essere un mondo a parte.
E' tuo (14 febbraio 2008)
Non amo queste ricorrenze. Non amo le ricorrenze.
Ma voglio rivolgere un pensiero, intenso ed impudico, a te che mi hai spaccato il petto in due.
Ma voglio rivolgere un pensiero, intenso ed impudico, a te che mi hai spaccato il petto in due.
Naufraghi (13 febbraio 2008)
Stasera Begoniaman mi ha chiamata: era con Gianni Vattimo, lui che è "cosa rossa". E' stato gentile, ma tu credi che la sua affabilità nei miei confronti mascheri semplicemente l'intenzione di (ri)portarmi a letto. Non è vero, ma gli ho parlato, lui ci dev'essere rimasto male perchè, dopo poco, mi ha inviato una specie di messaggio di addio.
Mi è dispiaciuto come mi dispiace ogni volta che mi capita di perdere un amico, ma se è il prezzo che devo pagare farò in modo di accettarlo.
Vorrei che adesso tu fossi qui.
Vorrei prenderti il viso fra le mani, baciandoti la punta del naso, e parlarti per ore, con le ginocchia strette fra il nero dei tuoi jeans.
Temo che non riusciremmo a parlare a lungo. Finiremmo per fare l'amore, come tutte le volte che siamo stati così vicini.
E lo faremmo con l'ardore e la disperazione di due naufraghi che stanno andando alla deriva sullo stesso incrocio di assi. Ma in direzioni opposte.
Perchè tu, naufrago per caso, sai che c'è un porto, ad accoglierti, e una giovane donna col suo bambino fra le braccia.
Io, naufraga per vocazione, ho a mia volta un attracco sicuro: le solide e rassicuranti macerie della mia vita.
Mi è dispiaciuto come mi dispiace ogni volta che mi capita di perdere un amico, ma se è il prezzo che devo pagare farò in modo di accettarlo.
Vorrei che adesso tu fossi qui.
Vorrei prenderti il viso fra le mani, baciandoti la punta del naso, e parlarti per ore, con le ginocchia strette fra il nero dei tuoi jeans.
Temo che non riusciremmo a parlare a lungo. Finiremmo per fare l'amore, come tutte le volte che siamo stati così vicini.
E lo faremmo con l'ardore e la disperazione di due naufraghi che stanno andando alla deriva sullo stesso incrocio di assi. Ma in direzioni opposte.
Perchè tu, naufrago per caso, sai che c'è un porto, ad accoglierti, e una giovane donna col suo bambino fra le braccia.
Io, naufraga per vocazione, ho a mia volta un attracco sicuro: le solide e rassicuranti macerie della mia vita.
Arrivi, partenze, finti ritorni (13 febbraio 2008)
A volte ho desiderato intensamente che l'autobus andasse fuori strada. Senza conseguenze gravi, per carità, ma che almeno potesse giustificare i miei impedimenti e la voglia assoluta di non esserci.
Non sono un soggetto tranquillo. Mai stato. Mai.
E non lo diventerò a questo punto della mia vita, al crocevia dove si incontrano arrivi e partenze.
E' che io non so mai se devo fermarmi o continuare la salita.
Vorrei esplodesse il mondo, partendo da me, e che il mio corpo fosse 60 chili di tritolo.
Non sono un soggetto tranquillo. Mai stato. Mai.
E non lo diventerò a questo punto della mia vita, al crocevia dove si incontrano arrivi e partenze.
E' che io non so mai se devo fermarmi o continuare la salita.
Vorrei esplodesse il mondo, partendo da me, e che il mio corpo fosse 60 chili di tritolo.
Sacra? Menti! (13 febbraio 2008)
Il battesimo. Mamma e papà guardano inteneriti il pargolo, padrino e madrina sorridono a tutta bocca, ai nonni s'inumidisce il ciglio.
Dopotutto è il bollino che SRC attacca a coloro che nascono in Cristo. Perchè, non bastava essere nati e basta? Una bella, edificante e sana famiglietta Mulino Bianco style, alla quale nulla manca per essere beatamente e beotamente felice, ha bisogno del bollino? Eppure ci caschiamo tutti, o quasi.
I sacramenti.
Theresa li ha imparati da bambina. A menadito, come "a Silvia" e "il 5 Maggio". Li ha mandati a memoria ma non l'ha fatto in modo critico. Non poteva.
Ha iniziato crescendo, e quanto più si è scontrata con la vita e i problemi dei quali è pregna, tanto più si è andata convincendo dell'assurdità di quello che le avevano fatto credere.
Se un matrimonio religioso può essere sciolto pagando, allora sbattezzatela, scresimatela, e, quando morirà," seppellitela con i suoi stivali".
Dopotutto è il bollino che SRC attacca a coloro che nascono in Cristo. Perchè, non bastava essere nati e basta? Una bella, edificante e sana famiglietta Mulino Bianco style, alla quale nulla manca per essere beatamente e beotamente felice, ha bisogno del bollino? Eppure ci caschiamo tutti, o quasi.
I sacramenti.
Theresa li ha imparati da bambina. A menadito, come "a Silvia" e "il 5 Maggio". Li ha mandati a memoria ma non l'ha fatto in modo critico. Non poteva.
Ha iniziato crescendo, e quanto più si è scontrata con la vita e i problemi dei quali è pregna, tanto più si è andata convincendo dell'assurdità di quello che le avevano fatto credere.
Se un matrimonio religioso può essere sciolto pagando, allora sbattezzatela, scresimatela, e, quando morirà," seppellitela con i suoi stivali".
Storie di una storia (13 febbraio 2008)
Le mie storie non durano.
Sono a tempo. Cariche come bombe ad orologeria.
Le mie storie non durano perchè (io) sono difficilmente modificabile.
Sono un monolita. Prendere o lasciare.
Che non vuol dire che sia una bestia, questo no.
Ma non mi lascio imbrigliare, nè addomesticare.
Sono stata una yesgirl. Poi quella ragazza è morta.
Sono a tempo. Cariche come bombe ad orologeria.
Le mie storie non durano perchè (io) sono difficilmente modificabile.
Sono un monolita. Prendere o lasciare.
Che non vuol dire che sia una bestia, questo no.
Ma non mi lascio imbrigliare, nè addomesticare.
Sono stata una yesgirl. Poi quella ragazza è morta.
Storie di una storia
Le mie storie non durano.
Sono a tempo. Cariche come bombe ad orologeria.
Le mie storie non durano perchè (io) sono difficilmente modificabile.
Sono un monolita. Prendere o lasciare.
Che non vuol dire che sia una bestia, questo no.
Ma non mi lascio imbrigliare, nè addomesticare.
Sono stata una yesgirl. Poi quella ragazza è morta.
Sono a tempo. Cariche come bombe ad orologeria.
Le mie storie non durano perchè (io) sono difficilmente modificabile.
Sono un monolita. Prendere o lasciare.
Che non vuol dire che sia una bestia, questo no.
Ma non mi lascio imbrigliare, nè addomesticare.
Sono stata una yesgirl. Poi quella ragazza è morta.
Stelle gemelle (13 febbraio 2008)
La curva prima dell'aeroporto era davanti a me, finalmente. Avevo guidato con uno strano senso di rilassatezza, ma arrivata allo svincolo della tangenziale iniziai a sentire il cuore in subbuglio. Poi la curva, e lui.
Rallentai, lo presi a bordo. Voleva togliermi gli occhiali da sole per guardarmi le rughette che ho intorno agli occhi. Io le detesto, lui le adorava. Il tempo di un bacio ed eravamo nell'urgenza di trovare un posto tranquillo. Avevo voglia di lui, tanta voglia da star male.
Ci fermammo in una radura e, stupendomene per prima, mi ritrovai a tirargli fuori la camicia dai pantaloni, con una foga che mai avevo provato prima nella vita. Guadagnammo a fatica un posto più tranquillo, e fu un'esplosione di baci e carezze sempre più intime, sempre più estenuanti.
Ci giravamo intorno come animali in calore, ma lui, prima di entrare, mi disarmò totalmente chiedendomi:" Posso?". Sentii di amarlo come non mai, e, accordatogli il permesso, mi ritrovai di fianco a lui, con le gambe attorno al suo bacino.
E fu la prima di una lunga serie di esplosioni di sensi e di felicità allo stato puro. In quel momento fu mio, e in qualche modo lo sarà per sempre.
Rallentai, lo presi a bordo. Voleva togliermi gli occhiali da sole per guardarmi le rughette che ho intorno agli occhi. Io le detesto, lui le adorava. Il tempo di un bacio ed eravamo nell'urgenza di trovare un posto tranquillo. Avevo voglia di lui, tanta voglia da star male.
Ci fermammo in una radura e, stupendomene per prima, mi ritrovai a tirargli fuori la camicia dai pantaloni, con una foga che mai avevo provato prima nella vita. Guadagnammo a fatica un posto più tranquillo, e fu un'esplosione di baci e carezze sempre più intime, sempre più estenuanti.
Ci giravamo intorno come animali in calore, ma lui, prima di entrare, mi disarmò totalmente chiedendomi:" Posso?". Sentii di amarlo come non mai, e, accordatogli il permesso, mi ritrovai di fianco a lui, con le gambe attorno al suo bacino.
E fu la prima di una lunga serie di esplosioni di sensi e di felicità allo stato puro. In quel momento fu mio, e in qualche modo lo sarà per sempre.
Bellicapelli (13 febbraio 2008)
Quell'inverno, alle soglie ancora inconsapevoli della fine ufficiale della mia lunga convivenza, iniziai a frequentare la piscina di un club sportivo privato. Ci andavo con il mio uomo, ma era evidente che cercassimo di evitarci anche in acqua. Entravo nello spogliatoio femminile, indossavo l'olimpionico blu con le strisce rosse sui fianchi, mi bagnavo brevemente sotto la doccia e, indossato l'accappatoio, mi avvicinavo piano alla vasca. Lui, di solito, era già dentro. Io mi immergevo lentamente, sempre un po' timorosa dello sbalzo termico, e scivolavo verso una delle corsie esterne, sperando di poter continuare a nuotare da sola.
Stile libero, dorso, stile libero.
Un pomeriggio lo vidi arrivare sul bordo, e infilare la testa a malincuore dentro la cuffietta di lattice, sacrificando la lunga chioma biondo-rossiccio con gesti studiati ed esperti. Poi entrò in acqua e lo persi presto di vista, confuso fra decine di macchie colorate.
La litania del suo arrivo, mezzora dopo il mio, andò avanti per un po' di giorni, due alla settimana.
Finchè un pomeriggio, all'improvviso, ci trovammo faccia a faccia, attaccati al bordo della vasca. Non so perchè, ma lo guardai con sufficienza: era giovane, bello e, probabilmente, tanto pieno di sè da non avere, dentro, più spazio per altro.
Lui mi guardò: era come se aspettassimo entrambi che l'altro dicesse o facesse qualcosa. Allora mi mossi all'improvviso, e ripresi a nuotare verso il bordo opposto della vasca. Volutamente non mi fermai a controllare le sue mosse. Toccai l'altra sponda, rifiatai per pochi secondi e ripresi in senso inverso. Ad un certo punto, nonostante gli occhialini difettati, mi sembrò di scorgere la sua cuffietta rossa venire verso di me. Fu un attimo: la sua mano, fugace, mi sfiorò fra le cosce. Subito pensai ad un movimento involontario, ma bellicapelli nuotava anche meglio di me. Al ritorno capii che non era stato un errore, nè un caso. Cambiai corsia e lui mi seguì. Tante ne cambiai, tante ne cambiò. Allo scadere della mia ora uscii dalla piscina e mi allontanai in fretta.
Da allora, ogni volta che ci si incontrava in acqua, e l'appuntamento era pressochè fisso, bellicapelli non mancava di sincronizzarsi facendo in modo di toccarmi, di sorridermi, di seguirmi se mi allontanavo. Finchè una sera iniziammo a scambiare qualche parola. Senza molti preamboli mi chiese il numero di cellulare ed io, sicura che non l'avrebbe mai potuto ricordare a memoria, glielo sussurrai lì, in acqua.
Il giorno dopo mi chiamò e da allora incominciammo a sentirci con una certa regolarità. Il mio uomo, ancora per poco, aveva notato movimenti strani. Un giorno, fingendo una gelosia che in realtà non aveva mai provato, mi seguì fino in mansarda e, lungi dal criticarmi come donna, ebbe da ridire sulla mia "poca serietà" come madre. Incongruente, come sempre.
La storia con bellicapelli, che nel frattempo aveva sacrificato la lunga criniera forse perchè stufo di grandi manovre in piscina, non decollò mai. Un appuntamento fissato e saltato per un disguido dell'ultimo momento fece in modo che io non consumassi un tradimento che, oramai, era nell'aria. Sebbene la storia con il mio uomo fosse giunta oramai alla fine del suo corso naturale.
Ma quell'episodio mi fece capire che ero, e sono, in grado di cogliere l'attimo.
Stile libero, dorso, stile libero.
Un pomeriggio lo vidi arrivare sul bordo, e infilare la testa a malincuore dentro la cuffietta di lattice, sacrificando la lunga chioma biondo-rossiccio con gesti studiati ed esperti. Poi entrò in acqua e lo persi presto di vista, confuso fra decine di macchie colorate.
La litania del suo arrivo, mezzora dopo il mio, andò avanti per un po' di giorni, due alla settimana.
Finchè un pomeriggio, all'improvviso, ci trovammo faccia a faccia, attaccati al bordo della vasca. Non so perchè, ma lo guardai con sufficienza: era giovane, bello e, probabilmente, tanto pieno di sè da non avere, dentro, più spazio per altro.
Lui mi guardò: era come se aspettassimo entrambi che l'altro dicesse o facesse qualcosa. Allora mi mossi all'improvviso, e ripresi a nuotare verso il bordo opposto della vasca. Volutamente non mi fermai a controllare le sue mosse. Toccai l'altra sponda, rifiatai per pochi secondi e ripresi in senso inverso. Ad un certo punto, nonostante gli occhialini difettati, mi sembrò di scorgere la sua cuffietta rossa venire verso di me. Fu un attimo: la sua mano, fugace, mi sfiorò fra le cosce. Subito pensai ad un movimento involontario, ma bellicapelli nuotava anche meglio di me. Al ritorno capii che non era stato un errore, nè un caso. Cambiai corsia e lui mi seguì. Tante ne cambiai, tante ne cambiò. Allo scadere della mia ora uscii dalla piscina e mi allontanai in fretta.
Da allora, ogni volta che ci si incontrava in acqua, e l'appuntamento era pressochè fisso, bellicapelli non mancava di sincronizzarsi facendo in modo di toccarmi, di sorridermi, di seguirmi se mi allontanavo. Finchè una sera iniziammo a scambiare qualche parola. Senza molti preamboli mi chiese il numero di cellulare ed io, sicura che non l'avrebbe mai potuto ricordare a memoria, glielo sussurrai lì, in acqua.
Il giorno dopo mi chiamò e da allora incominciammo a sentirci con una certa regolarità. Il mio uomo, ancora per poco, aveva notato movimenti strani. Un giorno, fingendo una gelosia che in realtà non aveva mai provato, mi seguì fino in mansarda e, lungi dal criticarmi come donna, ebbe da ridire sulla mia "poca serietà" come madre. Incongruente, come sempre.
La storia con bellicapelli, che nel frattempo aveva sacrificato la lunga criniera forse perchè stufo di grandi manovre in piscina, non decollò mai. Un appuntamento fissato e saltato per un disguido dell'ultimo momento fece in modo che io non consumassi un tradimento che, oramai, era nell'aria. Sebbene la storia con il mio uomo fosse giunta oramai alla fine del suo corso naturale.
Ma quell'episodio mi fece capire che ero, e sono, in grado di cogliere l'attimo.
Domani (13 febbraio 2008)
Vorrei fargli una sorpresa, prendere il primo treno, raggiungere a piedi l'aeroporto, foss'anche necessario in ginocchio. Infilarmi la coda fra le gambe, zitta al mio posto, e pregustare la sua espressione di stupore, lo sguardo incredulo, le mani tremanti. Non mi crederebbe, al telefono, ma convincerlo che è vero sarebbe un gioco da ragazzi.
E poi, finalmente, lui ed io, soli, dopo tanto tempo.
Lui ed io alla spasmodica ricerca delle sensazioni perdute.
Lui ed io a letto insieme, stretti, contorti, madidi di sudore, sapori e parole bisbigliate bocca contro bocca.
Lui ed io, coronamento di un sogno lungamente accarezzato, lascivamente accarezzato.
Lui ed io. Intanto tocco il suo corpo con il pensiero, entro in ogni sua cavità, bacio ogni centimetro di pelle.
E aspetto.
E poi, finalmente, lui ed io, soli, dopo tanto tempo.
Lui ed io alla spasmodica ricerca delle sensazioni perdute.
Lui ed io a letto insieme, stretti, contorti, madidi di sudore, sapori e parole bisbigliate bocca contro bocca.
Lui ed io, coronamento di un sogno lungamente accarezzato, lascivamente accarezzato.
Lui ed io. Intanto tocco il suo corpo con il pensiero, entro in ogni sua cavità, bacio ogni centimetro di pelle.
E aspetto.
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