Ho delle idee fisse. Magari sbagliate, ma sono i pensieri che, quando non diventano rovelli, mi danno una spinta ad andare avanti, ad alzarmi, al mattino. A volte perfino a fissarmi nello specchio, dicendo a me stessa che ho sbagliato tutto, e che sto continuando a farlo.
Ho ricevuto male, e male voglio rendere. Anche se quello avuto non è stato volontario. Anche se.
Devo tirarmi fuori da una palude senza senso che mi sta tirando sempre più giù. Lontano, via dal suo viso e dal ricordo di qualcosa che, in fondo, non ha più ragione di esistere. Anche perchè non esiste più, se non come simulacro di quello che è stato.
Non mi basta. Non voglio più vivere di briciole o ricordi. Non accetto un ruolo da comprimaria, peggio, da comparsa. Sono primadonna, e tale tornerò ad essere. Di sicuro altrove. Di sicuro con un altro. Al peggio da sola.
Ma non con lui, a nutrirmi di quello che, normalmente, si lascia sui davanzali, per i piccioni.
Non merito questo.
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