Quell'inverno, alle soglie ancora inconsapevoli della fine ufficiale della mia lunga convivenza, iniziai a frequentare la piscina di un club sportivo privato. Ci andavo con il mio uomo, ma era evidente che cercassimo di evitarci anche in acqua. Entravo nello spogliatoio femminile, indossavo l'olimpionico blu con le strisce rosse sui fianchi, mi bagnavo brevemente sotto la doccia e, indossato l'accappatoio, mi avvicinavo piano alla vasca. Lui, di solito, era già dentro. Io mi immergevo lentamente, sempre un po' timorosa dello sbalzo termico, e scivolavo verso una delle corsie esterne, sperando di poter continuare a nuotare da sola.
Stile libero, dorso, stile libero.
Un pomeriggio lo vidi arrivare sul bordo, e infilare la testa a malincuore dentro la cuffietta di lattice, sacrificando la lunga chioma biondo-rossiccio con gesti studiati ed esperti. Poi entrò in acqua e lo persi presto di vista, confuso fra decine di macchie colorate.
La litania del suo arrivo, mezzora dopo il mio, andò avanti per un po' di giorni, due alla settimana.
Finchè un pomeriggio, all'improvviso, ci trovammo faccia a faccia, attaccati al bordo della vasca. Non so perchè, ma lo guardai con sufficienza: era giovane, bello e, probabilmente, tanto pieno di sè da non avere, dentro, più spazio per altro.
Lui mi guardò: era come se aspettassimo entrambi che l'altro dicesse o facesse qualcosa. Allora mi mossi all'improvviso, e ripresi a nuotare verso il bordo opposto della vasca. Volutamente non mi fermai a controllare le sue mosse. Toccai l'altra sponda, rifiatai per pochi secondi e ripresi in senso inverso. Ad un certo punto, nonostante gli occhialini difettati, mi sembrò di scorgere la sua cuffietta rossa venire verso di me. Fu un attimo: la sua mano, fugace, mi sfiorò fra le cosce. Subito pensai ad un movimento involontario, ma bellicapelli nuotava anche meglio di me. Al ritorno capii che non era stato un errore, nè un caso. Cambiai corsia e lui mi seguì. Tante ne cambiai, tante ne cambiò. Allo scadere della mia ora uscii dalla piscina e mi allontanai in fretta.
Da allora, ogni volta che ci si incontrava in acqua, e l'appuntamento era pressochè fisso, bellicapelli non mancava di sincronizzarsi facendo in modo di toccarmi, di sorridermi, di seguirmi se mi allontanavo. Finchè una sera iniziammo a scambiare qualche parola. Senza molti preamboli mi chiese il numero di cellulare ed io, sicura che non l'avrebbe mai potuto ricordare a memoria, glielo sussurrai lì, in acqua.
Il giorno dopo mi chiamò e da allora incominciammo a sentirci con una certa regolarità. Il mio uomo, ancora per poco, aveva notato movimenti strani. Un giorno, fingendo una gelosia che in realtà non aveva mai provato, mi seguì fino in mansarda e, lungi dal criticarmi come donna, ebbe da ridire sulla mia "poca serietà" come madre. Incongruente, come sempre.
La storia con bellicapelli, che nel frattempo aveva sacrificato la lunga criniera forse perchè stufo di grandi manovre in piscina, non decollò mai. Un appuntamento fissato e saltato per un disguido dell'ultimo momento fece in modo che io non consumassi un tradimento che, oramai, era nell'aria. Sebbene la storia con il mio uomo fosse giunta oramai alla fine del suo corso naturale.
Ma quell'episodio mi fece capire che ero, e sono, in grado di cogliere l'attimo.
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