mercoledì 30 novembre 2011

Theresa la ladra (17 febbraio 2008)

Bisognerebbe riuscire ad entrarci, in una mente malata. Almeno per farsi un giro, o cambiare aria. Oppure in una vita sbagliata, per provare a capire in quale momento il treno iniziò a deragliare.
E' che alle perversioni non c'è mai limite. Puoi tenerle a bada per anni, buttarle fuori della porta  a calci. Torneranno. Prima o poi te le ritroverai impigliate fra i capelli, infilate nelle narici e in ogni altro orifizio, spalmate sul viso con la crema antietà.
Io e la gemella sana. Anni di botte da orbi. Poi la separazione. Consensuale.
Cosa mi spinge a voler guardare negli occhi la donna che usa la tua stessa forchetta (volendo), la responsabile del profumo delle tue camicie e la fattrice di quel pupo biondo che pare Gesù Bambino? Quale oscena devianza mentale mi fa tenere gli occhi fissi su te e lei insieme, stesse iridi chiare, stessi sorrisi di circostanza, ma vicinivicini?
Dovrei odiarla? Invece umanamente la comprendo, e la guardo, la guardo, la fisso con i miei occhiacci scuri nelle sue iridi da fata buona e penso che posso farle male davvero, portarle via tutto quello che ha. Potrei. Se volessi. E vorrei tanto. Ma non posso.
Nemmeno una fottutissima macumba, un rito voodoo con un'esplosione di spilli, di quelli carini, con le capocchie colorate. Quelli che ho conficcati nel cuore senza che nessuno sappia quanto sangue sto buttando via, insieme a brandelli di anima.

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