Niente da dire, niente che vada oltre il detto e ridetto. Niente di nuovo. Mi lasci, mi prendi, mi rilasci e mi riprendi. Sono una pallina di gomma e tu la mano che la scaraventa per terra, e la guarda rimbalzare quasi con una punta di sadismo. I miei errori li ho sempre pagati e continuo a farlo, i tuoi si son vestiti d'ineluttabilità e di doveri familiari.
Ma che palle, lasciamelo dire. Se fossi un'altra, quell'altra che sonnecchia, da qualche parte, dentro di me, ti assesterei un metaforico calcio nel sedere, e proseguirei, dritta, per la mia strada, dopo essermi scrollata un po' di polvere di dosso. Ma l'altra è in coma, a quanto pare, e per adesso non mi rimane altro che fare i conti con la "me" più debole e buona, quella che continua a dare a tutti un'altra possibilità.
Ma verrà il giorno in cui sarò finalmente stanca. E allora sarà festa.
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